Tratto da: "LIBERO" di Laura Stinner

Giulio Cesare, Napoleone Bonaparte, George Washington, Winston Churchill, Lenin: tutti questi personaggi della storia avevano qualcosa in comune. Come anche, nel campo della letteratura, Esopo, Virgilio o Alessandro Manzoni. Non si tratta di genio, estro, intuizione o chissà quale altro pregio. Avevano in comune un handicap: erano tutti balbuzienti. Proprio come erano balbuzienti il più famoso oratore del passato, Cicerone, gli scienziati Charles Darwin e Isaac Newton, e l'attrice-mito del secolo scorso, la bionda Marilyn Monroe. Per passare ai tempi nostri, è incredibile il numero dei personaggi del mondo della cultura, dello spettacolo o dello sport affetti da questo disturbo del linguaggio: si va da Italo Calvino ad Alberto di Monaco, da Jimmy Hendrix a Woody Alien, da Bruce Willis a Anthony Queen, dall'atlèta Ben Johson a Franco Battiate e a Paolo Bonolis.
CANTANTI, COMICI E ORATÓRI
La balbuzie non ha impedito a Cesare o a Napoleone di creare un impero. Come non ha impedito al nostro Manzoni di scrivere un capolavoro come "I promessi sposi". Fin qui, nulla di particolarmente strano: per diventare un abile stratega, comandare un esercito, scrivere dei libri o osservare la natura e scoprire le sue leggi, non occorre necessariamente avere un eloquio fluente. Più incredulità desta scoprire la presenza di questo handicap in un cantante come Battiato, in un attore, un'attrice o per esempio in un personaggio come Bonolis, il presentatore televisivo e show-man noto per la sua prontezza nello sfornare battute. Ma non bisogna stupìrsi troppo: si è scoperto che la balbuzie tende a non manifestarsi quando una persona recita, bisbiglia, canta, cambia accento, parla da sola o con un animale. In determinate circostanze, dunquer, la balbuzie può essere dominata. Ma può essere anche sconfitta? L'impresa non è semplice. Le tecniche antiche si sono rivelate un fallimento. Come quella di Galeno che prescriveva ai suoi pazienti di avvolgere la lingua con foglie di lattughe. 0 come quella degli anni Quaranta dello scorso secolo che prevedeva il ricorso a dolorose scariche elettriche sul corpo dopo ogni balbettio. Anche altre terapie più recenti si sono rivelate inefficaci. In tutto o in parte, come i farmaci anticonvulsivi, beta-bloccanti e simili che tendono a contrastare la componente ansiogena che accompagna la balbuzie. Buoni risultati sembrano invece dare le tecniche basate soprattutto sulla respirazione, come quella ideata e messa in atto negli ultimi anni da due specialisti italiani, Renzo Rocca e Giorgio Stendoro.
LE CAUSE:
Le cause della balbuzie non sono ancora del tutto chiare agli scienziati. Si sa che sono implicate in parte componenti genetiche ereditarie (per via patema), cause fisiologiche e psicologiche. Ma, come scrivono in un saggio intitolato "La Balbuzie, una tecnica per sconfiggerla" (Armando Editore), Rocca e Stendoro: «Il processo neurologico o linguistico del difetto rimane tuttora indefìnito».
PIÙ NEI MASCHI
La balbuzie può essere transitoria e interessa il 3-4% dei bambini, mentre nella sua forma cronica- destinata cioè a perdurare anche in età adulta- la percentuale si riduce a circa l'1%. Si può manifestare già all'età di 3-4 anni, ma il periodo più critico è di solito attorno ai 6 anni per il maschio, ai 7-8 per la bambina. Colpisce in misura decisamente maggiore i maschi rispetto alle femmine
COME SI MANIFESTA
Si manifesta con la momentanea incapacità di iniziare un discorso, con arresti e interruzioni momentanee nell'articolazione delle parole, ripetizioni e prolungamenti di suoni, esitazioni. È essenzialmente un disordine dei ritmo della parola: la persona affetta da questo disturbo sa con precisione quello che vuole dire, ma non è in grado di farlo agevolmente. Lo sforzo e la tensione ai quali il balbuziente è sottoposto nel tentativo di esprimersi gli creano un forte disagio e uno stato di ansia e stress che possono provocare tic nervosi, tremori delle labbra e della mascella, rossori, sudorazione, problemi respiratori, aumento della frequenza del battito cardiaco. Una situazione, insomma, di estremo disagio fisico ed emotivo. Che negli altri può anche provocare ilarità, complicando ancora di più lo stato emotivo del balbuziente. Ma, come abbiamo accennato, il disturbo si può superare.
LA CURA
Quando un balbuziente apre la bocca per parlare, dal cervello scatta un comando che gli provoca la chiusura delle corde vocali, bloccando in tutto o in parte la fuoriuscita dell' aria e, automaticamente, la regolare produzione dei suoni. È un riflesso condizionato. Come contrastarlo? Rocca e Stendoro hanno ideato una tecnica che mira ad evitare questo fenomeno, "imbrogliando" il cervello. In estrema sintesi, ecco di che si tratta: il balbuziente prima di iniziare a parlare deve espirare. In questo modo, il cervello (sistema nervoso centrale e cervelletto), convinto di trovarsi di fronte ad un normale atto della respirazione, non invia quei segnali che, provocando l'irrigidimento delle corde vocali, fanno scattare la balbuzie.
I due studiosi, hanno messo a punto un programma che prevede una terapia di gruppo, fatta di 17 incontri due volte alla settimana per un periodo di due mesi. In alcuni casi, i benefici della terapia si vedono già dopo pochi giorni.